Dall’esonero al miracolo Lione: gli psicodrammi di Paulo Fonseca parlano di tutti noi

Paulo Fonseca è uno di noi. Letteralmente. E non per qualche strana ragione di tifo, ma perchè a pensarci bene la sua esperienza di vita e professionale assomiglia molto alle storie di noi comuni mortali. Storie di fallimento che spesso non trovano una via d’uscita gloriosa come lo sport ci insegna. Situazioni complicate dove non sempre bastano duro lavoro e forza di volontà per risollevarsi. Sono storie fatte soprattutto di tanta amarezza, tante bestemmie e scarsi risultati nel medio periodo.

Tuttavia, Paulo Fonseca sembra stia iniziando a raccogliere i frutti della sua amarezza dopo un anno complicatissimo a Lione, che si aggiunge all’annata altrettanto amara passata in precedenza che comprende l’esonero dal Milan.

Qualche settimana fa l’Equipe elogiava Paulo Fonseca scrivendo che il Lione ad oggi ha una delle migliori difese del campionato palando del grande lavoro fatto dal suo allenatore. Ma vi basterebbe fare qualche ricerca nei mesi precedenti per scoprire che fino a prima di vincere 15 partite su 16 in tre mesi veniva criticato su tutti i fronti, specialmente per il suo approccio “conservativo”.

Il Lione non occupava una posizione così alta in classifica (la terza) dalla stagione 2018-19, ma come ci è arrivato Paulo Fonseca a questo punto? Facciamo un passo indietro per capire, tappa dopo tappa, i drammi che ha dovuto affrontare l’allenatore portoghese dal suo arrivo a Lione.

1 – Prendere per mano una squadra a campionato in corso

Missione mai davvero facile. Specialmente se ti capita tra le mani una squadra con una grandissima tradizione alle spalle che fa fatica da anni, e che in quel preciso istante lotta contro i risultati sportivi e finanziari: quando Fonseca ha accettato il Lione, la squadra cercava disperatamente di tornare in Champions e di non retrocedere in Ligue 2 al tempo stesso. Nonostante sia riuscito a beccarsi un’espulsione di 9 mesi per un testa a testa con un arbitro, Fonseca è partito abbastanza bene e il Lione sembrava procedere spedito verso la qualificazione in Champions League.

 

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2 -Drammi su drammi

Dopo 13 partite dal suo arrivo, il Lione vince 9 partite di fila. Arriva a giocarsi la semifinale di Europa League con lo United ma perde miseramente nella partita di ritorno riuscendo dell’impresa di prendere 3 gol rocamboleschi sul finale.

Pochi giorni dopo, a soli tre punti dalla zona Champions, il Lione riesce nell’impresa di un altro colossale disastro. Perde tutti i punti che poteva perdere, in partite abbastanza accessibili, e manca di un pelo la qualificazione alla competizione europea più importante di tutte. Peggio di così non poteva andare.

3 – Al peggio non c’è mai fine

Subito dopo l’eliminazione dall’Europa League e dalla mancata qualificazione in Champions League, il Lione viene retrocesso ufficialmente in Ligue 2 per problemi finanziari. Sembra una barzelletta. A quel punto la proprietà prova qualsiasi mossa a disposizione pur di evitarlo, e tutta la vicenda si conclude con Textor che dà le dimissioni e Michele Kang che prende in mano tutta la baracca salvando il culo al Lione. E Fonseca in tutto ciò? Forse in viaggio a Lourdes per capire come svoltare.

 

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4 – Il Lione vende i suoi giocatori migliori e li rimpiazza con il settore giovanile

Per rimettere i conti in ordine il Lione vende tutti i suoi migliori giocatori e li rimpiazza con delle scommesse e attingendo dal settore giovanile. Fonseca quindi si ritrova una squadra completamente diversa tra le mani e deve cercare una soluzione per mandare avanti questo show senza rimanerne eccessivamente danneggiato. Nessuno ha grande fiducia in questa squadra, ma lui sì: sostiene che nonostante 113 milioni di giocatori venduti, la squadra sia più forte.

Il campionato parte malino, la squadra produce molto senza finalizzare e la stampa lo critica. Olè.

5 – La svolta totale

Venivamo a noi, finalmente. Fonseca fa sapere di aver lavorato molto sul piano individuale con i suoi giocatori, migliorando enormemente pressing e fase difensiva. Inizia a raccogliere i frutti del suo lavoro verso fine dicembre. La vittoria con il Maccabi Haifa apre un ampio ciclo di vittorie. Improvvisamente per tutti Fonseca è passato dall’essere l’allenatore degli psicodrammi ad uno dei coach più rispettati di Francia. La stampa lo osanna, e così fanno i colleghi che mai avrebbero messo il Lione tra le squadre più toste del campionato. La proprietà gli prende Endrick in prestito, che subito ha un grande impatto sul campionato.

Dopo la tredicesima vittoria di fila in tutte le competizioni, arrivata contro il Nizza, i tifosi intonano un coro per lui, che ringrazia con le lacrime agli occhi sventolando la sciarpa del club sotto la curva.

Dopo quella partita ci hanno pensato Racing Strasburgo e il Marsiglia a spezzare la magia dei tre punti, lasciando a secco il Lione per due partite di fila.

Questo potrebbe farci pensare che, per tornare al discorso iniziale, Fonseca sia proprio uno di noi. Dopo un periodo molto lungo di grande amarezza era finalmente riuscito a raccogliere i frutti del suo lavoro, certificati da quelle lacrime versate sotto la curva. Poi, come in qualsiasi storia di umana appartenenza, quando le cose vanno troppo bene c’è sempre qualcosa che arriva a rovinarti il momento. E forse è proprio per questo che da oggi fino a fine stagione faremo il tifo per Paulo Fonseca.

Perché ci farebbe capire una volta per tutte che nella vita il lieto fine esiste solo per lo 0.0001% della popolazione mondiale. Per tutti gli altri, per la gente come noi e lui rimane l’altra parte della torta, quella dove il lieto fine si chiama “una botta di vita una volta ogni 10 anni” ed è raggiungibile solo attraverso giornate sempre storte e sempre passate a rosicare. E in fondo poi, quando raggiungi quell’obbiettivo tanto tormentato, te lo gusti di più.