Quando Patrice Evra giocò per mesi con un pezzo di pollo crudo nella scarpa

Ci sono storie che sembrano inventate apposta per alimentare la mitologia del calcio anni 2000. Questa però è vera. O almeno, Patrice Evra continua a raccontarla come tale da anni: per quattro mesi avrebbe giocato con un pezzo di pollo crudo dentro la scarpa.

Sembra una gag partorita da internet, invece nasce tutto in un momento delicato della sua carriera. Evra era al Monaco, si era fatto male con l’Under 21 francese e rischiava di fermarsi proprio mentre Didier Deschamps aveva bisogno di lui. I medici gli parlarono di un rimedio “alternativo”: mettere un pezzo di pollo sotto il piede per alleviare il dolore. E lui lo fece davvero.

La parte più assurda non è nemmeno il pollo. È il modo in cui Evra racconta tutta la vicenda. Con quella serietà totalmente fuori contesto che rende ogni sua storia sospesa tra trauma calcistico e stand-up comedy. “Sono una persona aperta mentalmente”, disse. Così andò dal macellaio, comprò il pollo e iniziò a giocare così. Per mesi.

Comprai un paio di scarpe di uno o due numeri più grandi. Il dolore non spariva completamente ma era sopportabile, funzionava!”

E in fondo questa storia spiega bene cos’era il calcio di quegli anni. Un posto in cui si giocava sopra qualsiasi cosa: infiltrazioni, antidolorifici, fasciature improvvisate.

Il corpo del calciatore non era ancora visto come una macchina da laboratorio iper monitorata. Era più una specie di cantiere aperto da tenere in piedi in qualche modo fino a maggio.

Fa ridere pensare che uno dei terzini più forti della sua generazione, quello che avrebbe poi marcato Messi nelle notti di Champions con il Manchester United, a un certo punto stesse letteralmente correndo con del petto di pollo nella scarpa.

Ma forse è proprio questo il punto: Evra è sempre stato un personaggio troppo umano per sembrare davvero una superstar. Anche quando racconta episodi assurdi, dentro ci trovi sempre un fondo di sopravvivenza. Uno che pur di non fermarsi accettava qualsiasi soluzione possibile. Anche la più delirante.

Ma la vera domanda è: ‘sto pezzo di pollo lo cambiava o era sempre lo stesso? Forse non vogliamo davvero sapere la risposta.